Per non dimenticare.

Ormai siamo abituati al sentir parlare di tragedie per l'intera umanità messe in prima pagina dai media, per poi passare nel dimenticatoio quando smettono di fare audience, quando non vanno più di moda, quando non tirano più.

La maggior parte di queste tragedie sono inutilità, stupidaggini o prese in giro. Ma alcune di queste cose, invece, non andrebbero dimenticate. Non andrebbero messe sullo stesso piano delle rubriche di cucina o di gossip, o delle menzogne per far comodo a chicchessia. Così come non andrebbero trattate come mezzo per fare ascolti, senza dare niente in cambio.

Non c'è molto altro da dire in questione - o meglio, ci sarebbe, ma non sono la persona adatta - , invito semplicemente tutti i lettori a spendere quindici minuti della giornata di oggi a ricercare e ad informarsi, o anche solo a parlarne con qualcuno. I modi per aiutare sono infiniti.


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p.s.: Prima o poi, promesso, farò un intervento breve infra-articolo che sia piacevole.

 

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Il compromesso dello scienziato.

Un uomo che fa della ricerca del sapere il proprio lavoro. Che dedica il suo tempo all'approfondimento della conoscenza -sua e dell'umanità intera- in merito alle leggi che regolano gli eventi, alla natura e al funzionamento delle cose. Questa è, senza entrare nello specifico e nella critica delle definizioni, la figura dello scienziato, quello che effettivamente lo scienziato è. Non suona così diversa dalla definizione di filosofo, ma nulla di strano: la filosofia è la madre delle scienze, e prima fra esse. La ricerca del sapere è un divisore comune.
Nella società attuale, dove gli uomini bisticciano nell'intreccio delle loro vite, lo scienziato è visto come un'autorità, un uomo sulle quali affermazioni ci si basa per determinare chi ha ragione e chi torto, per comprovare la veridicità di questa o quell'altra tesi. Le masse si fidano dello scienziato, perché è rigoroso e logico, non si presta a opinioni e a parlantine, fa il suo lavoro con precisione e metodo. Possono vedere i frutti del suo complicato mestiere nei cambiamenti della vita di tutti i giorni, con le superflue agiatezze e superficialità. Lontani sono i tempi in cui le ricerche e le conseguenti scoperte degli scienziati rivoluzionavano l'intero universo, e smuovevano l'opinione pubblica alla radice. Smuovevano il modo di pensare alla radice.
Si potrebbe facilmente storcere il naso di fronte ad un dipinto come questo, ma è innegabile come di questi tempi la funzione dello scienziato in società è meramente quella di essere citato per comprovare le affermazioni opinionistiche di chi ne trae vantaggio o usato per i fini di chi ha interesse nel farlo. Già di per sé è una contraddizione che un uomo di potere -che quindi pensa a tutto fuorché all'importanza del sapere- utilizzi le nozioni di un uomo di sapere a suo vantaggio e per suo tornaconto. Ma è normale che questo accada. Un tempo le cose erano forse un po' diverse.

Un tempo l'umanità era bambina.

Ai bambini vengono insegnate fiabe e racconti di fantasia per permettere l'assimilazione di una morale (che siano o meno reali, non è importante, è relativo)  oppure per permettere loro di comprendere la realtà attraverso dei "trucchi", dato che non ne hanno ancora gli strumenti. Ai bambini, per esempio, viene fatta credere l'esistenza di un  signore in carne di rosso vestito che porterà regali ogni anno ai bambini che hanno avuto una condotta accettabile, nessuno esempio è più calzante: un bambino non ha idea del perché comportarsi male sia errato, non sa cosa siano concetti come la libertà propria e altrui e il reciproco rispetto tra di loro, quindi si usa un "trucco" per decidere per loro, sapendo che è la cosa giusta da fare. Poi i pargoli crescono, e queste fiabe non hanno più effetto diretto sugli uomini; è giunto il momento di sostituirle con qualcosa di più grande.


Questo ha però una certa implicazione fastidiosa, ovvero una doppia interpretazione: tutto ciò è mettere il proprio libero arbitrio e la propria esperienza al servizio del bene di un'altra persona, o al contrario è imporre la propria idea, la propria interpretazione del discernimento tra il giusto e lo sbagliato a qualcun altro? A seconda dei casi, si direbbe.


Nel pianeta Fatoequo, l'umanità è scissa in due parti. I "bambini", ovvero menti povere di sapere, facilmente ingannabili e poco abili nel comprendere il giusto e lo sbagliato (secondo il bene comune), e gli "illuminati", persone dalle elevate capacità mentali, grande cultura e grande senso di giustizia. La stragrande maggioranza della popolazione è composta di bambini, gli illuminati sanno che se lasciati a sé stessi porrebbero fine alla loro esistenza -si autodistruggerebbero- in breve tempo, dato che, essendo menti "pure" -non hanno in loro concetti come il bene comune o il rispetto altrui- agiscono secondo istinto: pensando a sé stessi e cercando di soddisfare i propri bisogni con i mezzi che hanno, sistematicamente e senza pianificare. Gli illuminati capiscono così che l'unico modo per vivere collettivamente in armonia è fare in modo che siano loro a prendere le decisioni ed a regolare la vita di tutti. Espongono così queste ragioni ai bambini e riferiscono che è necessario che siano gli illuminati a governare. I bambini non accettano che una ristretta cerchia di presuntuosi siano più importanti di loro, non accettano di lavorare per mantenere anch e loro, che invece passano le giornate con la testa fra le nuvole, chiacchierando o sputando ordini a destra e a manca. Così linciano pubblicamente tutti gli illuminati, e nel giro di pochi anni una profonda crisi composta da carestie, epidemie, guerre e quant'altro pone fine alle loro esistenze.

Nel pianeta Fatoiniquo la situazione sociale è la stessa che nel pianeta Fatoequo, ma gli illuminati di Fatoiniquo hanno passato mol to tempo ad osservare quello che accadeva ai loro simili sul pianeta gemello, e hanno assistito alla scena del linciaggio pubblico e alle guerre e alle sofferenze. Dalle osservazioni hanno potuto dedurre tre cose: imporsi se si è una minoranza è impossibile; la ragione e la logica nulla possono contro l'ignoranza e l'idiozia; e che, comunque, lasciando i bambini soli a se stessi la loro sorte non sarebbe stata fortunata. Quindi l'unica soluzione è riuscire ad imporsi con la forza, e l'unica forza che hanno (dato che sono in minoranza) è l'intelletto. Si fingono quindi degli dei, e inventano storie che li figurino come esseri dai poteri incredibili, che hanno compiuto gesta eroiche per il bene di tutti e che il loro volere è sacro - chi lo contraddice è destinato ad atroci sofferenze.
Così, tramite questa posizione, istituiscono una serie di dogmi che devono essere obbligatoriamente seguiti, se non si vuole incorrere nelle pene degli dei. Dogmi quali "non uccidere", "non rubare", per i popoli che vivono in paesi caldi e con scarsa igiene "non mangiare carne di maiale"... e così via. Tutti i bambini vivono così una lunga vita, timorati degli dei, costretti negli atti, ma pur sempre in vita e con un lungo e prosperoso futuro.

Ma non tutto va per il meglio. Parte degli illuminati comincia a comprendere l'immenso potere nelle sue mani, e si appresta ad aggiungere ai dogmi per il bene di tutti altri dogmi per tornaconto personale. Diventa giusto acquistare un prodotto piuttosto che un altro perché colui che lo commercializza e lo stesso che ha istituito il dogma. Diventa sbagliato socializzare con un certo tipo di persone perché hanno fatto dei torti o stanno scomodi a chi ha istituito il dogma. I bambini ovviamente non hanno i mezzi per comprendere le differenze di questi, e continuano a seguirli tutti indistintamente, fedeli ai propri dei. Gli illuminati fedeli alla missione iniziale, invece, si accorgono di questo tradimento degli ideali che, in passato, li spinsero ad assumere il controllo con l'inganno, ma si trovano di nuovo ad essere in minoranza. Non avendo alcun asso nella manica per imporsi a fin di bene, e possedendo la saggezza necessaria a capire che una guerra avrebbe portato alla catastrofe, decidono di ritirarsi e di dedicare la propria vita a coltivare l'intelligenza e il sapere. Avviene così una scissione interna: da un lato gli illuminati corrotti, in netta maggioranza. Dall'altro gli illuminati sapienti, che, in cambio del silenzio, continuano la loro esistenza in ritiro spirituale, accumulando nozioni e saggezza.

Non passa molto tempo che tra le fila degli illuminati corrotti si sparge il seme dell'avarizia, cominciano a farsi guerra a vicenda per avere e per non perdere quello che hanno, fino al punto che i conflitti interni non possono più essere mantenuti all'interno. Ed è così che gli illuminati corrotti si spezzettano in mille gruppetti, ognuno intento a cercare di convincere il maggior numero di bambini per avere una maggioranza e poter imporre il proprio volere sugli altri e schiacciarli. Nel frattempo gli illuminati sapienti, che cominciano a definirsi chi "scienziato" e chi "filosofo", ridono nel vedere tanto caos.

Le risate, però, sono destinate ad estinguersi. Purtroppo la smania di potere dei corrotti (che i sapienti definiscono ormai satiricamente come "politici") li porta ad andare a cercare più potere anche presso i sapienti, che si vedono costretti a sottostare al volere dei corrotti. È così che i sapienti finiscono per lavorare al servizio dei corrotti, costretti a studiare nuovi modi per fornire loro più potere: dalle macchine per uccidere alle formule per stare avanti agli altri in economia.

Nonostante tutto, i sapienti non perdono la speranza. Fanno in modo di continuare nella loro ricerca pura, nell'accumulare sapere, anche se costretti a "svenderlo" ai corrotti, per poter continuare a vivere e portare avanti le loro ricerche. Quando si trovano davanti ad alcune delle conseguenze catastrofiche che aveva il loro lavoro sull'umanità, pur sapendo che tutto ciò era causa loro, si fanno forza e continuano per la loro strada, cercando per quanto possibile di limitare i danni.

Fatoiniquo trova così il suo equilibrio, con i potenti corrotti (non si possono più chiamare illuminati) che ingannano i bambini per il proprio tornaconto, i bambini incapaci di reagire che subiscono inconsciamente i peggiori soprusi, e i sapienti che obbediscono a chi ha il potere e, con un effetto minimo, tentano di agire per il bene di tutti.
Il mondo però continua a funzionare, reggendosi sui vecchi dogmi istituiti dai saggi avi del primo governo illuminato. Anche se nessuno ormai (fuorché i sapienti più abili) conosce più i perché di quei dogmi, ed anche i corrotti (un tempo illuminati) seguono quei dogmi senza chiederselo. Al pari dei bambini.


Se la Terra fosse ipoteticamente un terzo pianeta, e noi avessimo la possibilità di scrutare attentamente ciò che accade su Fatoiniquo (come è stato fatto dai suoi abitanti verso Fatoequo), potremmo trarne un paio di grandi princìpi: l'ignoranza è sempre un male, da un lato rende deboli a qualsiasi tentativo di manipolazione da parte di un illuminato corrotto, dall'altro rende vano qualsiasi tentativo di aiuto da parte di un'illuminato benevolo.
In secondo luogo, è complesso stabilire quando il decidere per altri (presupponendo buone intenzioni) sia cosa efficace. Ancora più difficile è stabilire se sia cosa giusta: c'è davvero un uomo così assoluto da poter decidere per un altro uomo od un gruppo di uomini, avendo la certezza  di non arrecargli danno? D'altra parte, è giusto lasciare che compia errori irriparabili per la preservazione del libero arbitrio?

Lo scienziato sente questo dubbio incombere dietro ogni scoperta, valutandone i possibili utilizzi in mani malvage o benevoli, ma è veramente suo il diritto e il potere di porre il veto su ciò che considera troppo dannosso? Ed è questo il grande compromesso dello scienziato, costretto a vedere il sapere da lui ottenuto utilizzato per scopi di potere, o di dover in qualche modo dilettare i potenti per avere la possibilità di portare avanti le ricerche, sacrificandosi per la passione del sapere. Per quanto tempo i ricercatori saranno in grado di mantenere quell'intento iniziale di passione per il sapere, prima di vendersi completamente e prostituire il proprio sapere in cambio di denaro o potere? Quanto è diffuso il fenomeno della strumentalizzazione del sapere per scopi malvagi? Gli esempi nella storia non mancano, basta dare soltanto uno sguardo indietro.

Se questa passione, questa voglia di sapere, questo intento di mettersi alla prova cesserà, la profezia di Brecht nel suo "Vita di Galileo" si avvererà, e in futuro non potremo aspettarci nulla di più, dagli uomini di sapere, di una progenie di gnomi inventivi al servizio dei corrotti.

My two cents.

 

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Un sogno lungo una vita.
Atto I - Tutto è relativo alla percezione.

Inauguro così la serie  "Un sogno lungo una vita"  , dove troveranno posto pensieri filosofici in qualche modo legati al mondo della percezione e della realtà, del sogno e della mente. Quali di preciso, lo vedrete.
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Sogno e realtà, illusione e percezione sono tra gli argomenti filosofici (da me?) più apprezzati ed intriganti, dibattuti dalla nascita della filosofia fino ai giorni nostri, e occasionalmente utilizzati anche in opere di cultura popolare -film e romanzi- proprio per gli innumerevoli spunti di riflessione che forniscono.
È molto facile perdersi ragionando intorno agli argomenti che sono strettamente correlati con la percezione, come a proposito della realtà, dell'attendibilità dei sensi, dei sogni e del discernimento che ne facciamo dalla realtà, delle malattie mentali che inducono ad avere una visione distorta della realtà e via dicendo. Il perché è lampante, ma per spiegarlo partirò dal principio.

Per avere un quadro chiaro di qualsiasi situazione, dottrina, dibattito e quant'altro, è in genere necessario riuscire ad ottenere una visione "esterna" di questi, quanto più oggettiva possibile, seppur tenendo conto dei diversi punti di vista è automatico relazionandoli con un "modello di verità" che ognuno possiede unico, e che va formandosi con il passare degli anni nella vita di ogni individuo. I risultati possono essere vari, per valutare l'attendibilità di questo "modello" in un individuo è sufficiente valutarne la capacità di giudizio e di critica. Questo "raffrontare" accade continuamente, è alla base di ogni opinione riguardo a qualsiasi argomento. Prendiamo una banale vicenda a titolo di esempio.

Aristotele ha in mano una mela, asserisce che la mela è verde, perché nella sua memoria associa quel particolare colore (senza scendere nei dettagli) al concetto universale di colore verde, e ricorda che il verde è una delle opzioni possibili per il colore di una mela, ovvero una mela può essere anche verde, rimanendo nell'ambito del suo "modello di verità". Si avvicina a lui Socrate, che guarda la mela e ribatte che è invece azzurra, per gli stessi motivi di Aristotele. Gli stessi, ovvero è convinto che l'azzurro sia un colore possibile per una mela.
Supponendo che ci sia vietato l'accesso a luoghi di così alta riflessione filosofica a causa della nostra risonante ignoranza, e quindi di vedere coi nostri occhi il pomo al centro del dibattito dei due pensatori, dovremmo basarci esclusivamente sulle loro dichiarazioni per infine giungere a formulare un giudizio sulla vicenda. Se avessimo davvero a disposizione solo e soltanto le loro parole per decidere, non avremmo abbastanza elementi. Ma grazie al modello di mela che conosciamo -e tralasciando momentaneamente il problema della relatività della percezione, ascoltando quindi solo la nostra coscienza senza porci troppi problemi- possiamo asserire con certezza che c'è un problema di grave entità situato in qualche punto tra il nervo ottico e il cervello di Socrate, perché di mele azzurre non ce ne sono. Quindi è più probabile che abbia ragione Aristotele, prendendo per possibile che entrambi abbiano torto.

Nell'esempio vediamo due menti a confronto. Ai nostri occhi una è palesemente in errore, ma solo perché l'argomento è banale, se prendessimo come esempio uno degli argomenti su cui dibattono i grandi uomini, su cui non vige una certezza assodata e comune a tutti gli uomini, sulla quale non si può tranquillamente dire cosa sia giusto e cosa no, sarebbe certamente problematico trarre le corrette conclusioni dal dibattito. Tutto ciò per chiarire il concetto che la verità è relativa ad ogni uomo, ogni uomo ha la sua percezione e quindi il suo modello di verità, al quale si attiene per ogni suo giudizio.

Passiamo oltre, avvicinandoci al nocciolo della questione: come precedentemente detto, senza un minimo di oggettività non sarà mai possibile giungere -più correttamente, accostarsi- ad una verità in qualsiasi ambito, in quanto tutto sarebbe opinabile, non ci sarebbero punti assodati né regole considerate "giuste" e "vere", una mela potrebbe essere di qualsiasi colore, avere una qualsiasi forma o sapore. Ma anche il significato della parola "mela" sarebbe opinabile, così come qualsiasi processo deduttivo potrebbe essere messo in discussione, diventa opinabile anche la mia affermazione riguardo alla presenza, o addirittura all'esistenza della mela, in seguito ad una mia osservazione.

Il signor Galilei vuole sapere come appare da fuori la sua casa, ma si trova impossibilitato ad uscirne a causa di una malattia che lo costringe a letto. Non saprà mai oggettivamente come appare la sua casa, potrà solo sfruttare il suo pensiero e le sue capacità deduttive per formulare teorie sulla base delle poche informazioni che ha, potrebbe tentare di ricostruire la forma esterna a partire dalla disposizione delle stanze, ma i dettagli gli sfuggiranno continuamente. Altri elementi, come il colore delle mura, la forma e il tipo del comignolo, le decorazioni della porta non sono nemmeno intuibili.

Appare chiaro quindi come non sia possibile definire con esattezza le caratteristiche di un elemento se visto dall'interno, senza avere diversi punti di vista e senza una dose di oggettività.

Questi esempi e percorsi bastano a spiegare quanto affermato all'inizio, è molto difficile ragionare intorno alla percezione, proprio perché noi siamo costretti irrimediabilmente al suo interno, come Galileo nella sua casa. Tutte le informazioni che riceviamo dal mondo esterno le dobbiamo alla nostra percezione, tutta la nostra memoria è basata su informazioni percepite in passato. Tutto, quindi, ciò che sappiamo, anche i risultati della nostra capacità deduttiva e di ragionamento -per quanto la deduzione, si potrebbe obiettare, esula dalla percezione- è un derivato della percezione. La nostra stessa mente lo è.

In matematica, tutto parte da alcuni assiomi. Che non sono altro che "modelli di verità", esattamente identici a quelli su cui noi basiamo il nostro giudizio e dei quali ho esposto sopra la natura, ma gli assiomi matematici hanno la particolarità di essere universali per tutta la dottrina, ed è per questo che la matematica non è un'opinione: le verità sono poste in egual modo per tutti, e non sono opinabili. Tant'è vero che se una di queste verità viene meno, le conseguenze sono un rivolgimento dell'intero scheletro della dottrina, dando vita a nuove possibilità di pensiero, ma pur sempre ben definito e non opinabile.

La matematica deriva certamente dalla realtà e quindi dalla percezione, ma ne ha formalizzato alcune leggi e, tramite quelle, ha continuato a scavare in profondità ed è diventata uno strumento così potente da poter spiegare e formalizzare concetti talmente complessi che il processo inverso (di ritorno da matematica a realtà) è impossibile. Basti pensare a come, alla nascita della geometria, la matematica abbia attinto dalla realtà per definire le sue regole, e come invece oggi tramite formule matematiche sia possibile manipolare e lavorare su spazi a quattro o più dimensioni, che la nostra mente non è nemmeno lontanamente in grado di pensare né di dar forma. In futuro potrebbe essere un ottimo argomento di discussione, ma è il momento di tornare in tema.

Nell'ambito della realtà invece le regole cambiano radicalmente: non si hanno leggi fisse e definite, niente pilastri saldi. Solo incerte mezze verità, e la speranza che quello che si fa e quello a cui si giunge non si riveli essere completamente vano. L'unico modo per progredire in questo enigma degli enigmi è continuare ad utilizzare i mezzi che si hanno a disposizione, la percezione e la mente, cercando per quanto possibile di svincolarsi da ciò che è scontato, e trarre così delle verità sufficientemente oggettive da soddisfare la curiosità dei grandi pensatori.
Continuare a dibattere e a scambiarsi idee, dato che non c'è nessuno ad indicarci la via giusta o la corretta verità oggettiva per ogni cosa, è la via giusta da seguire, l'unica invero. Un tumulto continuo che non avrà mai fine.

Abbiamo quindi isolato due concetti fondamentali, ovvero che:

Ci è impossibile definire con esattezza e senza ombra di dubbio la natura della realtà, in quanto l'unica vista che abbiamo di essa è dall'interno, attraverso la percezione.

e

La percezione e l'interpretazione sono fattori fortemente relativi. Ovvero differenti per ogni uomo.

Da ciò possono partire molteplici percorsi di pensiero e discussione, che popoleranno i prossimi articoli della serie. Per ora, è tutto.

My two cents.

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Messaggio alle genti.

Perché c'è qualcuno che ancora ci crede. Non guardate me, lo diffondo solo per non sentirmi troppo in colpa.
Senza ombra di dubbio è una grande missione quella di chiamare a raccolta il popolo contro le ingiustizie delle persone che dovrebbero rappresentarli, ho rispetto per questi temerari "paladini della giustizia", per questo loro impegnarsi a fondo avendo come scopo (tra gli altri) qualcosa come il bene comune, ma non ne condivido le ottimistiche speranze di buona riuscita.

 

 

A presto, con un articolo vero.

 

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Comunicazione di servizio.

Aggiunta la possibilità di inserire commenti ai singoli posts direttamente nel blag, mi riservo la possibilità di eliminare quelli che non mi piacciono, non la prendete sul personale.

Per ora i commenti verranno visualizzati immediatamente al loro invio, ma in futuro potrei togliere questa possibilità facendo in modo che un commento sia visualizzato solo previa autorizzazione da parte mia.

Se avete un account facebook, twitter o posterous potete usare le vostre identità su questi servizi per essere riconosciuti.

Buona lettura.

 

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Intellettual rivoluzione.

      "

Pover'uomo che dall'età remota 
obbedisci al Vangelo e a chi governa
e porgi rassegnato l'altra gota
per conquistar la ricompensa eterna,
non obbedir più, diventa saggio:
è tempo ormai di vivere ciascuno a suo vantaggio!

      "        

Bertolt Brecht

 

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Il religioso scienziato.

Questa mattina, sorseggiando il quotidiano cappuccino, mi sono imbattuto in un articolo di Marco Pivato -doverosa l'introduzione, non vorrei indurre alcuno a pensare che io sia un assiduo lettore de La Nazione- che parlava del rapporto tra chiesa e scienza, nella fattispecie diceva a proposito del fatto che ora anche su al vaticano alzano il capo verso i cieli, in cerca di qualcosa che non sia un'entità astratta onnipotente e onnipresente (altrimenti non avrebbe molto senso rivolgere lo sguardo in qualche direzione specifica, per cercarla), ovvero di vita extraterreste. A quanto pare gli scienziati dell'accademia pontificia delle scienze (già, esiste un'accademia pontificia delle scienze) che lavorano alla specola, l'osservatorio astronomico del vaticano, si stanno dando da fare a scrutare i cieli servendosi anche di un potente telescopio situato in Arizona.

A quanto pare anche una delle più grandi e influenti istituzioni del mondo occidentale, pur facendosi forte della tradizione nella quale ha le proprie radici, si accinge ad alzarsi e far sentire la propria voce anche in campo scientifico. E a quanto pare molti hanno anche gridato alla svolta: sono ormai lontani i tempi in cui la Chiesa si opponeva a spada tratta alla ricerca scientifica, ove questa andasse a sovrapporsi a quanto scritto e tramandato dalle sacre scritture, verità assoluta e incontestabilmente interpretabile solo e soltanto dai membri di questa associazione benefica. Ma stiamo parlando del passato, i tempi ormai sono cambiati, la Chiesa non ha più paura di scoprire la verità dietro ai segreti dell'universo.

Al di là dell'argomento specifico di cui sopra, che non mi suscita nulla di più di qualche sorriso sporadico, e che è piazzato in seconda pagina più perché la moda del momento -insieme alla psicosi dell'ennesima bufala farmaceutica- sono gli alieni, vorrei porre l'accento su di un'intervista fatta al teologo monsignor Pierangelo Sequeri da Giorgio Acquaviva in merito a queste emerite ricerche.

"Le verifiche sulla realtà di fatto [...] valgono ovviamente anche per l'universo. Altra cosa sono i princìpi, le verità, i fondamenti su Dio che hanno una portata generale e riguardano il senso complessivo della creazione. È il discorso della sintesi tra religione e fede: la conoscenza della realtà non è dalla Chiesa concepita come alternativa alla fede".

Divertente è vedere come la tendenza sia cambiata negli anni. La chiesa un tempo costituiva un potere egemone nel campo del sapere, di tutto il sapere. La verità scritta sulla Bibbia (che ovviamente corrispondeva alla loro interpretazioni di questa) era anche la verità oggettiva delle cose, e così succedeva che l'universo fu creato in sette giorni e che l'uomo si scavò la fossa da solo per aver assaggiato la mela sbagliata. Oggi, che la Chiesa non ha più voce in capitolo nel campo scientifico, grazie ai diversi sacrifici umani e intellettuali di una moltitudine di persone che hanno osato cercare la verità, è arrivata ad uno stato di parziale equilibrio, ma per spiegarmi è necessario fare un piccolo passo indietro e dare un senso all'esistenza di religioni e culti.

Ove il sapere non arriva, ove la paura dell'ignoto, l'inadeguatezza dei mezzi intellettuali e la mancanza di quelli tecnologici non lascia spazio all'indagine, intorno a questi luoghi si costruiscono i miti e le leggende. Possiamo vedere facilmente come questo fenomeno nasca e cresca, basta volgere indietro lo sguardo alla storia della religione, dai tempi dei culti primitivi fino alla Grecia antica (non è questo il tempo per un'analisi accurata di questo fenomeno, mi limiterò ad esporlo marginalmente). Si è data una spiegazione fantastica (e talvolta fantasiosa) a concetti e fenomeni troppo complessi per la logica e la scienza del tempo, e questo credo sia pacifico.

Chiuderemo un occhio su come la creazione di questi miti, sotto la direzione di determinate persone (i detentori del potere religioso), vada poi a costituire un mezzo di controllo delle masse ignoranti, che altro non possono fare che fidarsi ed obbedire (l'ignoranza è il vero problema, sempre). E con l'occhio rimasto aperto dovremmo invece vedere l'insensatezza di prendere per vere certe credenze, il motivo per cui sono state scritte e tramandate è ben chiaro: tenere buoni i popoli ed insegnargli a vivere in civiltà con correttezza. E dato che spiegarlo con la logica era troppo difficile, si ricorreva a questo ipse dixit a cui i popoli erano abituati a credere.

Ma i popoli hanno finito con l'evolversi, e il biso gno di sapere e chiarificare, di cercare risposte a dubbi mai risolti, semmai coperti, diede vita alle scienze. Molto problematico è stato però questo passaggio, basti pensare alla vita di persone che oggi ricordiamo come pionieri e martiri delle scienze, un genio come Galileo Galilei condannato a morte per aver cercato la verità, e costretto con la tortura a rinnegare quella sua verità per salvarsi la vita, e passarne il resto in una "prigionia intellettuale", parlerò sicuramente più a fondo riguardo a lui e ad altri in futuro. La chiesa si trovò così a mancare quel suo controllo su ciò che era vero e cosa no, di conseguenza il potere di influenzare il pensiero delle masse, il potere politico. Ormai molti avevano la forza mentale per opporsi alle favole e la capacità di sopportare la dura verità raggiunta, l'unica soluzione è stata la ritirata.

Facendo un lungo passo avanti fino ai giorni nostri, risulta quindi facile capire perché questi atteggiamenti talvolta mi procurino divertimento. Divertente è vedere come anche i sacerdoti siano costretti a differenziare minuziosamente quello che è il "sapere vero" e quello che invece è il loro campo (l'unica cosa che gli è rimasta), restando comunque costretti nel non avere il diritto di parlare, anche se il motivo di questo imbarazzo non è chiaro, appurato il fatto che ormai la faccia è stata da loro persa pubblicamente diverse volte, per i loro atti. Ma il fatto davvero imbarazzante è che per quanto gli ecclesiastici possano avvalersi di argomentazioni come: "cerchiamo gli alieni e non ne abbiamo paura", resta pur sempre il fatto che se qualche d'uno ponesse loro una semplice domanda riguardo all'origine della vita, si potrebbe godere di uno spettacolo di arrampicata sugli specchi insaponati che qualsiasi circo invidierebbe.

Ma torniamo a noi, perché non è finita. Riporto uno spezzone che mi ha reso perplesso per un paio di minuti:

"Se parliamo di creature intelligenti [...] è pensabile un tipo di dialettica con il Dio creatore, magari in forme diverse dalla nostra"

Questo mi astengo dal commentarlo, ma consiglio davvero caldamente a chi volesse saperne di più di guardare il film di Spielberg "E.T. L'extra-terreste".

L'intervista, dicevo, si conclude con un:

"In ciò sta la convinzione, per la fede, della centralità di Cristo, per ogni vita possibile. In altri termini, il cristocentrismo della nostra fede non esclude altre creature, esclude un altro redentore."

Quindi, va bene l'esistenza di altre creature, che comunicano con il nostro stesso Dio al loro modo, che magari sono totalmente diverse da noi, ma questo nostro Dio si è incarnato in un membro della specie umana, e il Cristo salvatore, pur essendo un uomo, si è sacrificato per qualsiasi elemento della creazione - parliamo dell'universo intero.

La mente mi porta automaticamente a pensare a come Galilei sia stato accusato di abbassare l'importanza dell'uomo (creazione ultima di Dio) togliendolo dal centro dell'universo con le teorie copernicane. La stupidità di tali affermazioni è pacificamente ponibile sullo stesso piano, per fortuna le conseguenze non sono altrettanto gravi, visto che quelle sugli extraterrestri restano comunque teorie.

La storia si ripete, ed a questo punto risulta chiarissimo che un'istituzione come la Chiesa, che mai e poi mai è incline a tornare sulle sue posizioni (se non vado errato, tutt'ora sostiene che durante il periodo di persecuzione delle streghe siano state condannate e uccise non più di una manciata di persone), non potrà mai agire attivamente in campo scientifico -dove invece il mettersi in discussione è l'attività quotidiana- senza avere le mani legate da un passato torbido fatto di segreti mai rivelati e questioni irrisolte lasciate a prender polvere nei secoli dei secoli.

My two cents.

 

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La moderna congiura delle polveri.

Il giorno della congiura delle polveri è ormai passato. Sono corsi già 404 anni dalla notte in cui Guy Fawkes e gli altri cospiratori tentarono di far saltare in aria il parlamento inglese con dentro il Re e tutta la créme della nobiltà inglese, a suon di polvere da sparo. Da quella notte, ogni 5 novembre, in Gran Bretagna i giovani pargoli inglesi si divertono a bruciare un manichino raffigurante il seicentesco cospiratore, per il gaudio dei presenti. 

Anche se a tutt'oggi, nell'ottica di molti ad essere festeggiato non è il suo fallimento, piuttosto l'eroico tentativo di fare piazza pulita. Il caro John (John Johnson, così disse di chiamarsi quando lo colsero con le mani nella marmellata, non si può dire che non avesse senso dell'umorismo) agì a causa dell'intransigenza di Re James I nel tollerare che nel suo paese si professasse la religione cattolica (erano protestanti). La sua idea era di scatenare una rivolta popolare e mettere sul trono qualcuno che fosse affine ai suoi ideali, niente di nuovo insomma. Al momento dell'arresto (che, per sua sfortuna, avvenne poco prima della messa in atto del piano) fronteggiò impavido le guardie, palesando immediatamente le sue intenzioni (trascurabile il fatto che fosse chino con un fiammifero acceso con una miccia che coduceva ad una fila di barili di polvere da sparo, guardando l'orologio), e il suo atteggiamento non cambiò davanti al Re e ai cortigiani, che per buon conto decise di farlo torturare per indurlo a confessare i nomi dei suoi complici. Dopo un giorno di torture infine diede i nomi, il 7 novembre aveva snocciolato il piano, e il 10 il Re aveva sotto le mani un rapporto completo e firmato contenete il piano completo. Tutti decapitati pubblicamente. 

Quest'uomo è diventato un fenomeno nella nostra epoca anche grazie al grande successo del capolavoro filmico "V for Vendetta", ambientato in un'Inghilterra non troppo futura, in cui tutti i mezzi di comunicazione sono sotto il controllo del governo che altro non fa che prendere in giro la propria gente con notizie false di terrore, allo scopo di tenerla buona. In questo scenario appare un personaggio eroico mascherato da guy fawkes, che si da gli stessi obiettivi che un tempo aveva il personaggio storico. Per il resto, se non l'aveste fatto, vi consiglio caldamente di guardare il film. 

Tutto il film è interpretabile come una critica alla società moderna sotto mentite spoglie, è facilmente applicabile in un paese come il nostro, in cui gran parte dei mezzi d'informazione sono sotto il controllo di poche persone. Ma fortunatamente al giorno d'oggi nessuno avrebbe mai la forza di spirito per tentare una così ardua e rischiosa impresa, anche se c'è la possiblità che qualcuno ci abbia già provato, ma che la cosa si sia debitatamente messa a tacere. Non sarebbe la prima volta. 

D'altro canto, è una soluzione poco elegante alle cose. Nell'antichità l'umanità era decisamente più bestiale, istintiva. Se un attentatore della vita del re veniva sventrato in piazza (come successe per John) il risultato erano scrosci d'applausi, quindi una soluzoine come far saltare in aria tutto era facilmente pensabile. Oggi è sull'intelletto che si deve puntare (anche se qualcuno potrebbe alzare bandiera bianca davanti a questa affermazione) e sulla diffusione delle informazioni, visto che è ancora possibile. Di fonti a cui attingere ce ne sono a sufficenza, ma c'è uno sforzo da fare, quello di guardare oltre ciò che viene messo davanti agli occhi, e cercarsele queste informazioni. 

Bei discorsi indubbiamente, ma forse inutili. È dalla nascita della società che ciò, in diverse forme e situazioni, si ripete. La monarchia ai giorni nostri è facilmente criticabile: "uno solo ha il potere-cosa ingiusta". Al giorno d'oggi abbiamo la democrazia, il potere del popolo, delle genti, che hanno finalmente la possiblità di decidere per sè stessi, in libertà. Il problema più grande non è che _un_ uomo non possa decidere per tutti (motivo per il quale la monarchia è giudicata ingiusta) ma che l'uomo non è in grado di decidere per l'uomo, non sa badare a sé stesso. Trascendendo dal dubbio se la costituzione sia effettivamente costruita aderendo ai suoi ideali (punto molto opinabile), anche se fosse non funzionerebbe. La verità è che non tutti gli uomini sono uguali, e solo alcuni hanno le capacità di decidere per il bene delle masse, a dire il vero sono pochi anche quelli in grado di decidere per sé stessi. Il problema è come sceglierli, e così si è pensato di lasciarle scegliere alle masse stesse. Bella idea, se non fosse che l'ovvia conseguenza di ciò è che diverse persone (che detengono il potere, oggi sinonimo di soldi) si scontrano sul campo per convincere più persone possibli a scegliere loro per scegliere per loro, con l'inganno. Questo è diventato il mestiere del politico. 

È facile criticare, non altrettanto facile è trovare una soluzione, probabilmente è impossibile farlo, l'uomo ha sempre avuto un'indole egoistica che prima o poi degenera nell'autodistruzione, non c'è un disegno nel comportamento delle masse che porti ad uno scopo comune di sopravvivenza, ognuno pensa a sé e cerca di salire socialmente a discapito dell'altro, compiangendo quando non ci riesce. 

Pochi uomini che decidono per tutti gli uomini, concetto affine sia alla democrazia che all'oligarchia. L'unica differenza è il metodo d'elezione, ma, come vediamo, non sembra fare la differenza, in quanto ciò si trasforma in una lotta a chi è più bravo a persuadere quanta più gente possibile. Chi meglio sa mentire meglio riesce a sopravvivere. 

L'unica forma di governo (se possiamo considerarla tale) che funzionerebbe se applicata al genere umano è l'anarchia. L'egoismo insito in ogni uomo troverebbe riscontro nel proprio modo di vivere e sopravvivere in società. Perfettamente meritocratica, in quanto solo i più forti e intelligenti possono andare avanti, e ognuno ha totale libertà nelle proprie decisioni, decide per sé, e se finisce sul fondo non ha che da compiangere sé stesso. 
Dico funzionerebbe in quanto è l'organizzazione sociale che porterebbe nel più breve tempo al collasso della società stessa, unica soluzione per il raggiungimento finale della soddisfazione e felicità collettiva. 

My two cents.

 

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5th november.
Remember, remember the fifth of November,
The gunpowder treason and plot,
I know of no reason
Why the gunpowder treason
Should ever be forgot.

V_for_vendetta

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First commit.
Salve,
qui mi viene chiesto, all'apertura del blog, di selezionare una categoria di appartenenza. Compito arduo, dato che non sono certo di voler "categorizzare" così questo angolo di internet dove ho in realtà intenzione di riportare le mie riflessioni e digressioni ispirate da ciò che mi accade nella quotidianità, o da informazioni di cui vengo a conoscenza, o da qualsiasi cosa possa ispirare riflessioni e digressioni.

Che dire, li mio mondo e i miei interessi sono l'informatica, la filosofia e lo studio della mente umana e dei comportamenti, occasionalmente la musica e le arti, o la letteratura. Anche la politica, ma vista da un'ottica filosofica, come interessante spunto per lo studio dell'uomo e di come tende a cercare un'organizzazione per giustificare una precaria esistenza, magari.

Con questo non dico che saranno questi gli argomenti che tratterò (se li tratterò, se non mi passerà la voglia di scrivere domani, sono volubile e pigro, lo ammetto), la mia è una stima probabilistica che di certo ha radici anche in "come mi gira" in questo momento. Quello che effettivamente accadrà non è in mio potere prevederlo.

Ci tengo anche a precisare che scrivo quello che scrivo più che altro per me, vedere le cose scritte da qualche parte aiuta a organizzare le proprie idee. Idee che sono le mie, e che possono andare contro (ed, effettivamente, lo fanno) quelle di altri, il mio è un approccio pacifico alle cose, non una dittatoriale imposizione. Quindi se leggendole (pretendendo che qualcuno lo farà) le SV si sentissero lese nell'animo, porto alla Loro cortese attenzione che non ho chiesto a nessuno di venire a leggerle, tali idee. Sono comunque aperto a qualsiasi dialogo costruttivo (anche acceso, mi piace litigare).

Come potete leggere in fondo alla pagina, se volete commentare quanto scritto, complimentarvi, o dirmi quanto faccio schifo: tilde@autistici.org

Chiudo così, ciao.

 

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